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U SCARPARU

II ciabattino o il calzolaio

Di Gaetano Blandi

' U solichianeddu, per tradizione, era un ciabattino povero per eccellenza e un "maestro" non compreso, che, al confronto col calzolaio del villaggio, era un povero diavolo, costretto tutto il giorno a camminare e a litigare con le comari, per mettersi d'accordo sul prezzo che ad esse richiedeva, per eseguire riparazioni quasi impossibili di scarpe ormai irriconoscibili e senza forma, in seguito al lunghissimo uso e alle innumerevoli riparazioni subite nel tempo.

Girava 'w solichianeddu per i cortili e per i vicoletti, gridando: «'C/5 carparti! C'è 'u scarparu! Va cunzativi i scarpi!» (Il calzolaio! C'è il calzolaio! Riparatevi le scarpe!). Egli portava nella mano destra uno sgabello per sedersi durante il suo lavoro, mentre sulla spalla sinistra reggeva una sporta con gli arnesi del mestiere.

Allorquando lo chiamavano, egli si fermava e, sedu-tosi, tirava fuori dalla sua sporta, spargendoli per terra, trincetti, forme di legno, chiodi, martelli, lesine, spago,

cera per spago^^ammenti di suola e ai cuoio, per risuolare, rattoppare e ricucire le vecchissime scarpe dei suoi avventori.

Spesso malediceva tra se stesso il suo mestiere, misero e meschino, che lo teneva sempre povero e in uno stato miserevole. E, colmo dei colmi, egli, che restaurava le scarpe degli altri, non trovava né il tempo né la volontà di riparare le proprie, vecchissime e ormai vagamente somiglianti a un paio di scarpe...