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Lezione di Vittorio Sgarbi a tutti gli amministratori comunali di Capo d'Orlando

 

A regola d'arte

La nostra vita ha senso solo se riusciamo a dare al superfluo una centralità totale, quella di ciò che non è legato ai fatti materiali bensì alla certezza di crescere interiormente.

Ai giovani diamo la triste consapevolezza che il presente eleva solo quando sia legato alle memorie storiche. La bellezza di Gorizia sta nel suo passato; la bellezza di Milano sta nel suo passato; la bellezza di Ferrara sta nel suo passato; la bellezza dell'Italia sta nel suo passato; il presente produce soltanto orrore: con l'orrore ci troviamo a convivere oramai per l'80% delle nostre giornate mentre il bello, nel gusto anche delle persone raffinate, resiste a stento grazie a quel poco che sopravvive dalle memorie scolastiche.

Pensiamo a quello che capitava nel Cinquecento e nel Seicento, pensiamo alle città come sono state fatte in quell'epoca. Il committente di allora era il potere violento dei principi e dei Papi, eppure il dialogo tra potere e cultura era il dialogo tra il Papa e il Bernini, tra il Papa e Michelangelo, ed il risultato era una produzione architettonica, urbanistica ed artistica assolutamente straordinaria. Oggi invece, il potere non ha più alcun rapporto con la cultura: fra il committente e chi esegue non c'è più alcun rapporto, non c'è nessuna intesa; percui, non sapendo e non capendo e non potendo distinguere cose belle o cose brutte, il potere attuale chiama il primo architetto che capita e gli consente di avvilire permanentemente la città e il presente con il frutto della propria ignoranza. E il paradosso è che mentre nel passato, per una popolazione ignara si produceva il bello, oggi, per una popolazione pronta a capire la bellezza, si produce l'orrore.

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