|
TITOlo
IN UNGHERIA L’URSS
PORTA LA PACE
DI GIORGIO
NAPOLITANO
Come si può, ad esempio, non polemizzare aspramente col compagno Giolitti
quando egli afferma che oltre che in Polonia anche in Ungheria hanno difeso
il partito non quelli che hanno taciuto ma quelli che hanno criticato? È
assurdo oggi continuare a negare che all’interno del partito ungherese -
in contrapposto agli errori gravi del gruppo dirigente, errori che noi
abbiamo denunciato come causa prima dei drammatici avvenimenti verificatisi
in quel paese - non ci si è limitati a sviluppare la critica, ma si è
scatenata una lotta disgregatrice, di fazioni, giungendo a fare appello alle
masse contro il partito. È assurdo oggi continuare a negare che questa
azione disgregatrice sia stata, in uno con gli errori del gruppo dirigente,
la causa della tragedia ungherese.
Il compagno Giolitti ha detto di essersi convinto che il processo di
distensione non è irreversibile, pur continuando a ritenere, come riteniamo
tutti noi, che la distensione e la coesistenza debbano rimanere il nostro
obiettivo, l’obiettivo della nostra lotta. Ma poi ci ha detto che
l’intervento sovietico poteva giustificarsi solo in funzione della
politica dei blocchi contrapposti, quasi lasciandoci intendere - e qui
sarebbe stato meglio che, senza cadere lui nella doppiezza che ha di
continuo rimproverato agli altri, si fosse più chiaramente pronunciato, che
l’intervento sovietico si giustifica solo dal punto di vista delle
esigenze militari e strategiche dell’Unione Sovietica; senza vedere come
nel quadro della aggravata situazione internazionale, del pericolo del
ritorno alla guerra fredda non solo ma dello scatenamento di una guerra
calda, l’intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore
d’Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all’Urss
di intervenire con decisione e con forza per fermare la aggressione
imperialista nel Medio Oriente abbia contribuito, oltre che ad impedire che
l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, abbia contribuito
in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e
strategici dell’Urss ma a salvare la pace nel mondo.
|