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IL TERRORE SENZA SPOT…impariamo!!!!
Il
terrore senza spot
di STEFANO ZECCHI
Almeno una cosa è
mancata nell’attentato dei terroristi islamici: la deflagrazione mediatica.
La prima volta, nel cielo delle Twin Towers, l’effetto mediatico è stato
grandioso e sconvolgente. La seconda volta sulla terra, nella stazione
ferroviaria di Madrid, le immagini della devastazione erano state drammatiche
ma senza alcuna spettacolarità in grado di enfatizzare il gesto criminale. La
terza volta sottoterra, nella metropolitana di Londra, i volti e il sangue dei
martiri del terrorismo islamico sono rimasti soffocati nelle gallerie, e il
dolore che inevitabilmente emergeva in superficie è stato controllato con il
pudore delle singole persone e con il grande stile collettivo che soltanto può
possedere una vera democrazia secolare.
Nessun islamico vuole una guerra tra civiltà: tuttavia l’attentato
londinese rientra in una lucida strategia di guerra iniziata con l’attacco a
New York, quando in Afghanistan comandavano i talebani, in Irak c’era Saddam,
in Iran gli eredi di Khomeini, quando nell’Islam non erano in atto
interventi militari occidentali.
Non voler accorgersi che con la fine dell’Unione Sovietica e della Guerra
Fredda il mondo, in particolare il Medio Oriente islamico, non ha più
quell’equilibrio politico-militare che ne garantiva il controllo sociale, è
da sciocchi filosofi: da filosofi cosiddetti «postmoderni», che hanno
teorizzato la Fine della Storia, cioè l’eutanasia del conflitto sociale e
l’instaurazione della pace universale. Questa banalità filosofica, che non
si confronta con le cose e la realtà della storia, è però in grado di
illudere, lasciando credere che il terrorismo islamico, pur nella sua brutalità,
sia irrilevante nel cammino della storia, soprattutto di quella nostra
occidentale. E non si deve dimenticare che le illusioni filosofiche,
apparentemente innocue, hanno spesso creato tragedie: si pensi al materialismo
storico di Marx, sostanzialmente una revisione della filosofia di Hegel, che
è diventata il fondamento del comunismo moderno.
Dunque, d’accordo: nessun islamico vuole una guerra tra civiltà, e tuttavia
non ci si ostini a negare l’evidenza. La rottura dell’equilibrio mondiale,
dopo la fine dell’Unione Sovietica, ha dato spazio a quell’idea di civiltà
che intende riportare la sharia come forma di organizzazione della società,
anche con la guerra.
E non ci si ostini neppure a pensare che la guerra sia sempre uguale a se
stessa, debba essere quella che abbiamo già conosciuto: semmai si ricordi che
il vero dramma dei generali cocciuti è quello di pretendere di combattere una
guerra simile a quella precedente. In realtà, mai una è stata uguale
all’altra; e il genio dei grandi condottieri, da Alessandro a Giulio Cesare,
da Napoleone a Eisenhower, si è palesato nella capacità di intuire la forma
futura della guerra, quella che mai era stata prima combattuta.
Dunque, d’accordo: nessuna guerra tra civiltà, e tuttavia si prenda atto
che questa volta nelle azioni terroristiche degli islamici, qualcosa ha
funzionato male: è mancata la deflagrazione mediatica. Nella loro «guerra»
(aggiungiamo pure due civili virgolette) è fondamentale sfruttare il sistema
di comunicazione di massa occidentale, che è libero e che ha nella sua libertà
il punto di debolezza maggiore.
La diffusioni di immagini drammatiche e della loro violenza spettacolare è
alla base di programmi televisivi di altissimo successo. I discorsi e le
analisi che fanno da contorno alle immagini sono un’ulteriore occasione per
catturare un numeroso pubblico. Alla fine, la vera propaganda del terrorismo
viene fatta da chi la patisce, cioè da noi. Un tipo di propaganda che diventa
una componente fondamentale della nuova guerra islamica per dimostrare la
forza, la lucidità, per fare proselitismo...
I sotterranei della metropolitana londinese, lo stile degli inglesi, la
coscienza di appartenere a una grande democrazia, l’amore per le proprie
tradizioni che sono diventate un segno di civiltà nelle parti più remote del
mondo, hanno messo il primo vero baluardo all’espansione della guerra
terroristica islamica.
Da IL GIORNALE 10 luglio
2005
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