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Euro: il
governo non c’entra
Caro Beppe,
vorrei rispondere a Gianpiero Peru (9 giugno) sull'euro. Non riesco a capire
il solito atteggiamento nei confronti del governo, per quanto riguarda il
controllo dei prezzi dopo l'introduzione dei prezzi in euro. Tutto quello che
poteva fare l'ha fatto: obbligare i negozianti a indicare i prezzi in lire e
in euro. Per quanto riguarda il resto poteva fare ben poco. Lo sanno anche le
pietre che viviamo in regime di libero mercato, il che vuol dire che tutti
hanno il diritto di vendere i propri prodotti e servizi al prezzo che
vogliono. Ci pensa poi il consumatore a decidere dove andare a far la spesa.
E, a parte il fatto che per controllare i milioni di esercizi commerciali
esistenti in Italia avremmo dovuto usare le forze armate e forse non sarebbero
bastate nemmeno quelle, in base a quale legge avrebbero dovuto intervenire?
Quello che purtroppo è successo è che la gente (o la maggior parte) non è
stata in grado di prendersi la responsabilità di fare due conti e loro per
primi hanno considerato che il cambio non fosse di due (mila lire) a uno
(euro), ma di uno a uno. Roba da sottosviluppati. E poi, non è mica
obbligatorio andare a mangiare la pizza a 15 euro o comprare un paio di scarpe
di marca a 250 euro. Se non si riesce a trovare un prezzo più basso (e ti
dico che non ci credo, perché per mia esperienza gli esercenti onesti
esistono ancora) ci posso rinunciare e fare a meno sia della pizza che delle
scarpe di marca. È ora di piantarla di addossare sempre la nostra
responsabilità al governo. Cerchiamo di crescere ed essere responsabili per
quello che avviene attorno a noi. E la cosa non potrà farci che bene.
Cordiali saluti,
Oreste Zinaghi, z_oreste@hotmail.com
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