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8/6/2005
Ratzinger
e gli urlatori
Oscar
Giannino sul Riformista
Potremmo essere in una certa misura anche
lieti del fatto che la campagna referendari si stia alla fine incarognendo.
Perchè è il verbo giusto da usare, anche da parte di chi come noi è
rifuggito programmaticamente dalla polemica urlata. Ma quando si deve
leggere che il senatore Pedrizzi di An arriva a dire che siamo ormai «ai
referendum di Erode», vuol dire proprio che la faccenda è incarognita.
E la lietezza potrebbe venire dal fatto che se tanto si eccede è perché il
fronte astensionista avverte che le case potrebbero andare diversamenle da
quel che pensava; e cioè che gli italiani in massa e de plano rifiutassero
anche la sola ipotesi di ascendere il Monte Quorum dei referendum sulla
procreazione assistita.
Eppure no, non riusciamo a esserne lieti. Innanzitutto perché di tale
carogneria risulterà impregnato anche il post-referendum, mentre noi alla
modifica di almeno alcune delle più gravi contraddizioni della legge 40
vorremmo si lavorasse comunque, dopo il referendum e qualunque sia il suo
risultato.
Perché di contraddizioni fattuali si tratta, prima che di principio. Mentre
la carogneria intende alzare discredito e delegittimazione, non tratta affatto
il problema concreto ma alza la polvere della mistificazione. Ma c'è poi una
ragione più alta e aspra, del nostro amareggiarci. Che siano state le parole
del papa a San Giovanni in Laterano, a offrire il destro agli urlatori dei
sedicenti valori della vita.
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