|

|

|
|

|
|
Su
mio padre i Ds devono ammettere i loro errori
|
Stefania Craxi, figlia di Bettino e presidente della Fondazione Craxi, nella relazione di apertura del convegno di Milano sostiene che «mio padre non ha eredi politici», anche se mai come ora la parola «riformismo» è di moda. «Tanti la usano, ma nessuno fa il passo seguente: dire che Craxi fu il primo riformista europeo, prima di Mit-terrand, Schròder e Blair. Pensò che la socialdemocrazia
aveva compiuto il suo lavoro, ma era arrivato il tempo di cambiare, mettendo al centro della politica l'individuo e lo sviluppo». Che sentimento prova quando sente Rutelli dire che «la socialdemocrazia ha esaurito la sua funzione»?
«Fastidio. Eppure dovrebbe sapere quello che sosteneva Craxi più di vent'anni fa, anche perché era una presenza viva alla sua corte. Diciamo che è storicamente ignorante. E non è un insulto, eh». Cosa teme, un'altra querela da Rutelli, come quando gli diede del «grandissimo str...»? «Aveva detto che voleva vedere mio padre mangiare il rancio della galera. Proprio lui, che era sempre nei corridoi del suo ufficio. Fui condannata in Cassazione a pagare SOmila lire». Parliamo dei socialisti. Boselli? «Se ne sta al calduccio del Listone: porta a casa un po' di posti anche se non ha i voti. In cambio ha rinunciato alla sua storia. E poi, a proposito di sentimenti: che disgusto vederlo seduto accanto a Di Pietro». De Michelis?
«Un po' di tempo fa gli avevo fatto una proposta che non si limitasse a sventolare qualche siglet-ta nostalgica. Non mi ha mai risposto. Non è un capopartito, ma un capocorrente. E io alla corrente di De Michelis non intendo iscrivermi».
Suo fratello Bobo la pensa diversamente.
«E allora, perché stupirsi? È una novità che fratello e sorella non la pensino allo stesso modo? Dopo di che, restammo fratello». Torneranno mai insieme i socialisti italiani?
«Sa cosa penso? Che la diaspora socialista non è più un tema di attualità. Appartiene al passato, non al futuro. La realtà è che tutta la vecchia classe dirigente socialista è compromessa. Ha fatto nascere la diaspora e ora ne parla come di un fenomeno autoconsolatorio, per mascherare le sua responsabilità».
Amato, Martelli, De Michelis e gli altri: perché tutti a casa? «Nessuno è esente da tradimenti, infingimenti, viltà. Hanno lasciato solo i compagni e il leader». Da dove bisogna ricominciare? «Non bisogna aver fretta. Si cresce cercando di parlare con i giovani. Ci sono, li incontro nelle università. Solo che nessuno va a parlare con loro». Però bisogna fare i conti con la realtà del sistema politico. «Questo sistema politico ha fallito. Il bipolarismo nasce dalla violenza della magistratura e delle campagne giornalistiche. I due poli sono artatamente costruiti. E si vede. Prima i partiti erano degenerati, è vero, e avevano un peso eccessivo nella società. Ma almeno costruivano una classe dirigente alternativa a quella basata sul censo. Ora corriamo il rischio di uno scontro tra ricchi conservatori e ricchi progressisti. E con il maggioritario, l'elettore ratifica scelte fatte da oligarchie a Roma».
De Michelis si batte per tornare al sistema proporzionale. «Sono ruggiti del topo. Da lui non ho mai sentito un progetto di società».
Vuoi fondare un partito? «Non ne ho alcuna intenzione. Ho fondato la Giovane Italia, un'associazione con 70 circoli». Andare in Parlamento? «Non cerco un posto, ma una battaglia politica».
La combatterà con la destra o la sinistra, per come sono ora?
«Destra e sinistra sono concetti storici ormai saltati. Certo sono V contro questa falsa sinistra conservatrice. E non accetto lezioni di sinistra da loro». Cosa dovrebbero fare i Ds per farsi perdonare quello che accadde all'inizio degli anni '90? «Affrontare la loro storia e i loro errori. Continuano a dire bugie: per esempio che Craxi nel 1991 non andò alle elezioni anticipate perché era prigioniero del patto di potere con la De. Invece non lo fece perché dopo glielo chiesero Occhetto al Raphael e D'Alema e Veltroni nel camper a Rimini: "Bettino, se andiamo alle elezioni per noi è un massacro"». Eppure i Ds organizzano convegni, scrivono libri e articoli, ammettono che sulla scala mobile aveva ragione Craxi. Non basta? «Non basta. Devono parlare della persecuzione giudiziaria. O dobbiamo aspettare altri vent'anni?». L'operazione di Formigoni con Tognoli e Borghini? «Intelligente e non strumentale. Ha aperto a persone serie, che hanno sempre avuto comportamenti dignitosi». Berlusconi?
«Nella battaglia per restituire onore a Craxi è sempre stato al mio fianco. Questa battaglia lui l'ha combattuta. Gli rimprovero solo di non essere mai andato ad Hammamet. Mio padre avrebbe avuto più coraggio. Per un amico malato, avrebbe preso un aereo e sarebbe andato a trovarlo». giuseppe. salvaggiiilo@ilgiornale.it
|

|

|