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CRAXI E LE VERITA’ NASCOSTE

CINQUE ANNI DALLA MORTE
Articolo di Stefania Craxi
Sono passati cinque anni dalla morte di mio padre e un
consuntivo non è ancora possibile trarre, la situazione non si è
normalizzata , la vita politica italiana è tuttora preda di convulsioni,
risentimenti , odi che trascinano alla rissa di fronte al più banale dei
problemi.
Di Craxi è inutile ripetere i meriti : i missili contro gli SS20
sovietici , la vittoria sull’inflazione , il risanamento economico ,
l’ingresso dell’Italia fra i Grandi del mondo . Queste cose si sono
diffuse nell’opinione pubblica rivedendo il giudizio scaturito dall’infame
campagna di Tangentopoli . Ormai la maggioranza degli italiani sa che Craxi è
stato un ottimo Presidente del Consiglio , un grande uomo politico , uno
statista , sa che è stato la vittima designata di una situazione degradata
pur essendo stato l’unico a denunciarla e a proporre il rimedio .
C’è poi una minoranza che sa tutte queste cose ma non parla , è
muta , aspetta che il tempo allontani i fatti e sbiadisca la memoria come se
la storia di una Nazione possa conoscere vuoti, salti e la vita del mondo non
si svolga attraverso continue consequenzialità : “ Non c’è foglia che
cada senza malizia “ scriveva Turghenev con una bella immagine.
E qui che i conti non tornano . O si riconosce che l’attuale
situazione trae la sua legittimità dai nefasti di Tangentopoli , dal cappio
agitato dalla Lega in Parlamento , dalle monetine scagliate dai comunisti
contro Craxi , dalle prevaricazioni e dalla faziosità dei magistrati , dagli
avalli dati da un Presidente della Repubblica non libero dei propri giudizi ,
dalla caccia al socialista e al democristiano di una stampa scatenata al
servizio di un burattinaio ancora ignoto , o si ha il coraggio di un simile
riconoscimento ( ma a tanto non arriva nemmeno Di Pietro ) oppure si deve
ammettere che l’attuale situazione politica manca di legittimità , che non
si ammazzano cinque partiti che hanno governato l’Italia nella libertà per
cinquant’anni e poi si dice che non è successo niente , che non si manda
sotto processo un’intera classe dirigente e si spalancano le porte del
potere ai vinti della politica e della storia e si afferma che tutto è
normale , regolare , giusto .
Né vale appellarsi al fatto che nel 94 ad oggi si sono svolte varie
tornate elettorali,libere e democratiche . Sono state, sì , elezioni libere e
democratiche ma tutte falsate in partenza da una legge elettorale che poco o
niente ha a che fare con la tradizione politica italiana .
I due schieramenti che si fronteggiano in Italia non soni nati da una
selezione politica, dal confronto di orientamenti e programmi. Sono nati nelle
aule di tribunale e nelle campagne di stampa , da sentenze faziose e cronache
velenose , sono nati dalle prepotenze di una parte e dal risentimento
dell’altra , tutti materiali che hanno ben poco a che fare con la politica .
E’ questa origine anomala, questa mancanza di legittimità che rende
così aspro ,rissoso il clima politico. Non sono due formazioni politiche che
si fronteggiano e insieme cercano il bene del paese , sono due avversari, due
nemici mortali di cui si tenta il reciproco annientamento.
Barbara Spinelli ha mirabilmente descritto i guai procurati non solo in
Italia ma in tutta Europa da > il sonno della memoria >, cioè l’uso a
scrivere la storia secondo le convenienze dei vincitori . Eppure niente si
muove . In tempi di revisionismo storico, dove si va a frugare da ogni parte ,
non c’è accademico , o gruppo di accademici , che abbia sentito la necessità,
o il dovere , di restituire agli italiani la verità , o almeno qualche parte
di verità di quel tragico biennio 92-93 .
In questa situazione hanno un sapore di retorica e anche di inutilità
i bigliettini bipartisan che il Presidente della Repubblica continua a leggere
con sorprendente ripetitività. Ci vuole ben altro . Chi sta zitto dovrebbe
parlare , chi ha la responsabilità dovrebbe dirlo , chi ha scagliato il sasso
dovrebbe mostrare la mano .
Occorrerebbe solo un po’ di coraggio morale , come l’ebbe Craxi
alla Camera il 3 luglio del 92 . Un coraggio che non costa niente perché
ormai di pagare pena nemmeno se ne parla. Sarebbe un modo per restituire un
po’ di verità agli italiani , renderli più coscienti del presente e
ridurre il sospetto di non sentire dalla politica che parole ingannevoli .
Insomma, la strada aperta alla legittimazione.
STEFANIA CRAXI
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