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Cultura
DA IL Giornale 3 dicembre 2005
Attacco
precoce all’artrite
di IGNAZIO MORMINO
«Una diagnosi tempestiva ed una terapia mirata
neutralizzano le malattie reumatiche», afferma Adami
In Italia, le malattie reumatiche sono al secondo posto (come frequenza)
dopo le malattie cardiovascolari e al primo tra le malattie
cronico-degenerative. Ne soffrono oltre cinque milioni di italiani, con
prevalenza femminile.
La malattia reumatica più temibile è certamente l’artrite reumatoide,
che può portare a uno stato di invalidità permanente (in cinquanta casi su
cento, tale invalidità si manifesta dopo dieci anni di malattia; ma la
riduzione della possibilità di lavorare comincia molto prima, al quarto o
quinto anno. Un’altra patologia, progressiva e dolorosa, è la spondilite
anchilosante, che colpisce di solito soggetti di 30-50 anni, ma può
manifestarsi anche nell’adolescenza.
L’artrosi, che porta alla distruzione delle cartilagini articolari ed alla
deformazione ossea, è la più diffusa. Le sue localizzazioni sono l’anca,
il ginocchio, la colonna vertebrale, le mani. L’artrosi è più frequente,
e più grave, nel sesso femminile, come l’osteoporosi, che si manifesta a
cavallo della menopausa e provoca ogni anno 90mila fratture della testa del
femore, con immobilità.
Il recente congresso della Società italiana di reumatologia, svoltosi a
Verona sotto la presidenza dei professori Silvano Adami e Lisa Bambara, ha
ammonito gli italiani a non sottovalutare il dolore reumatico, attribuendolo
qualche volta all’età avanzata, qualche altra al caso. «Una diagnosi
precoce» hanno riconosciuto molti relatori, tra i quali il professor
Stefano Bombardieri, presidente della Società, «può garantire
nell’artrite reumatoide, che è la forma più dolorosa, una guarigione
certa».
Purtroppo, l’Italia fa poco per i malati reumatici. Nei reparti di
reumatologia degli ospedali pubblici possono essere ricoverati soltanto 313
pazienti, cui si possono aggiungere i duecento letti delle strutture di
day-hospital. Tra le regioni che vantano un alto numero di malattie
reumatiche la Lombardia e l’Abruzzo, l’ultima la Valle d’Aosta. Molto
delicato il problema delle terapie. La paura dei coxib (farmaci
anti-infiammatori non steroidei accusati di insidiare il cuore) forse sta
passando. Il professor Adami ha detto parole rassicuranti: «Impiegati a
bassi dosaggi e per un tempo limitato, in soggetti non esposti a rischi
cardiovascolari, restano utilissimi». Per quanto,invece, riguarda le forme
più severe delle malattie reumatiche, come l’artrite reumatoide, largo
consenso è stato riscontrato per i nuovi farmaci «biologici». Secondo il
professor Guido Valesini, dell’Università romana «la Sapienza»,
rappresentano un’autentica rivoluzione terapeutica. Giudizio condiviso da
un altro relatore, il professor Giovanni Lapadula, dell’Università di
Bari, il quale ha voluto ricordare che un capostipite di questi farmaci
(nome chimico: infliximab) «colpisce il principale responsabile
dell’infiammazione (Tnf-alfa), bloccando così alla radice sia il processo
infiammatorio, sia il danno articolare».
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