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La missione benedetta

Le parole chiare del Papa sul ruolo delle truppe italiane in Iraq

Benedetto XVI ha inviato, attraverso il segretario di stato Angelo Sodano, un messaggio ai familiari di Alessandro Pibiri, l'ultima vittima italiana del terrorismo in Iraq. Sul carattere dell'attacco di cui è rimasto vittima il caporalmaggiore scelto, su cui la sinistra italiana aveva tanto sofisticato, il Papa ha le idee chiarissime, si tratta, scrive dell'ennesimo "attentato terroristico". Anche sul carattere della missione alla quale il giovane sottufficiale ha sacrificato la vita, le parole del Pontefice sono nettissime: si tratta di "un figlio caduto nel compimento generoso del proprio dovere al servizio dell'ordine, della sicurezza, della giustizia e della ripresa pacifica delle popolazioni irachene". Appare evidente la differenza tra queste definizioni, precise e impegnative, e quelle volutamente ambigue impiegate da Romano Prodi, quando ha parlato di forze "occupanti", per non parlare della sinistra estrema che considera la missione dei militari italiani in Iraq (e anche in Afghanistan) come un'azione di guerra. E' utile ricordare che la chiesa fu contraria all'intervento militare della coalizione delle Azzorre, che espresse in modo fermo, con memorabili allocuzioni di Giovanni Paolo II, l'accorato appello a cercare soluzioni diverse dall'impiego della forza. Dopo la caduta del regime di Saddam Hussein, la chiesa ha privilegiato le esigenze di pacificazione, che si possono realizzare solo in una condizione di sicurezza, che può essere recuperata solo con l'intervento di missioni militari che sostengano il processo democratico che ha ottenuto, col voto di milioni di iracheni, la sanzione più importante. La missione italiana, successiva alla conclusione della guerra, ha sempre avuto questo carattere, e il Papa lo riconosce senza ambiguità. Lo ha fatto anche il presidente Giorgio Napolitano, che sul solco di quanto sempre affermato da Carlo Azeglio Ciampi, ha sostenuto che quelle italiane sono "missioni militari, ma non di guerra". Non si è ancora sentita, però, un'affermazione di questo tipo da parte del presidente del Consiglio, che evidentemente preferisce non irritare i suoi "folkloristici" alleati di estrema sinistra piuttosto che rendere omaggio alla verità dei fatti e alla dignità internazionale dell'Italia. Questa dignità risplende nel composto dolore dei familiari, dei commilitoni, delle persone semplici che sanno quanto costi la difesa della libertà. A queste ultime sarà di conforto anche la benedizione del Papa.

(10/06/2006) da IL FOGLIO