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DI PIETRO CON VELTRONI
L'ipoteca giustizialista
Dopo l'iniziale sconcerto di alcuni e qualche protesta, è calato
il silenzio sulla scelta di Walter Veltroni di allearsi con l'Italia dei
Valori di Antonio Di Pietro (che mantiene il proprio simbolo a differenza dei
radicali), facendo così un'eccezione rispetto alla regola dello «andare da
soli». Eppure quella decisione può essere foriera di rilevanti conseguenze
sui rapporti fra la futura maggioranza (quale che essa sia) e la futura
opposizione. Da quel che si è capito, la mossa di Veltroni è giustificata
dalla volontà di «coprirsi» rispetto agli umori antipolitici che circolano
nell'opinione pubblica. Non pare però che ci sia stata una attenta
riflessione sui prezzi politici da pagare.
Da molti, e giustamente, è stata apprezzata, del segretario del Pd, la volontà,
più volte affermata, di farla finita con l'eterna guerra civile italiana, di
scegliere una competizione con il centrodestra non più fondata sulla
demonizzazione dell'avversario. Quel nuovo stile e il nuovo clima politico che
ha contribuito a suscitare hanno anche reso possibile ai leader dei due
schieramenti (Veltroni e Berlusconi) di parlarsi fra loro con linguaggi nuovi.
E fanno ben sperare, in linea di principio, anche per le future relazioni fra
maggioranza e opposizione.
Ma l'alleanza del Partito democratico con l'Italia dei Valori mette a rischio
tutto ciò. Di Pietro rappresenta l'antipolitica nella variante giudiziario-
giustizialista. I suoi elettori tutto possono volere meno che la fine della
guerra civile italiana. D'altra parte, nemmeno era ancora stato siglato
l'accordo che già Di Pietro chiariva a tutti il senso della sua presenza
politica proponendo, in pratica, l'esproprio proletario di alcune reti
televisive. Come si concilieranno, nel prossimo Parlamento, lo stile nuovo e
quella presenza?
Ma c'è di più. Non ci sarà mai nessuna possibilità di chiudere l'eterna
transizione italiana se non interverrà un accordo bipartisan sulla giustizia.
Ma Veltroni si è messo in casa una forza che lavorerà strenuamente (e
giustamente, dal suo punto di vista, essendo quello il mandato che avrà
ricevuto dagli elettori) perché un accordo del genere non possa essere
siglato. Sarà difficile rimettere ordine, in modo consensuale, nel sistema
giudiziario italiano. E continueranno le solite invasioni di campo (l'ultima
in ordine di tempo, con il caso Mastella, ha dato il colpo di grazia al
governo Prodi). L'Italia dei Valori, una piccola formazione che, in queste
faccende, è in grado di trovare il sostegno esterno di un vasto esercito
giustizialista, sarà lì, vigile, pronta a mettere veti. Prendiamo il caso
delle intercettazioni che sono non solo una delle armi più avvelenate della
politica italiana ma anche una spia evidente degli sviluppi patologici del
nostro sistema giudiziario.
Riportare la giustizia alla normalità significa anche mettere regole e
paletti, e cioè limiti, all'uso che i magistrati possono fare di uno
strumento così delicato, che comporta l'intrusione nella sfera privata dei
cittadini. Significa mettere la parola fine alle inchieste-mostro fondate
sulle intercettazioni selvagge, «di massa» (intercetto mezzo mondo: alla
fine qualcosa salterà pur fuori). Ne abbiamo viste fin troppe di inchieste
del genere: grande fracasso, tante reputazioni fatte a pezzi, e poi, quasi
sempre, una volta giunti in tribunale, tutto finisce in niente. Non è solo
una questione di uso politico-mediatico delle intercettazioni. E', prima
ancora, una questione di rispetto delle libertà individuali. Ed è un
problema di responsabilizzazione che sempre deve accompagnare e limitare il
(grande) potere di chi fa inchieste giudiziarie.
Per dimostrare di non essere condizionato dai giustizialisti alla Di Pietro,
Veltroni ha dichiarato di voler limitare l'uso mediatico delle
intercettazioni. Lodevole proposito. Peccato che ad esso si sia accompagnata,
forse involontariamente, l'affermazione, di sapore un po' giustizialista,
secondo cui i magistrati, a patto che ciò non finisca sui giornali, possono
utilizzare le intercettazioni come, dove e quando vogliono. Ma ciò non è
consentito ai magistrati senza che vi siano dei limiti nei regimi politici che
rispettano davvero i diritti individuali di libertà. E' difficile credere che
l'alleanza del Partito democratico con Di Pietro non finirà per incidere
negativamente sulla futura politica di quel partito.
Angelo Panebianco
da il Corriere 25 febbraio 2008
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