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Chi sa parlare alla gente
articolo di Gianni Baget
Bozzo - giovedì 29 novembre 2007, da il
giornale
Che cosa è per Casini il «populismo», parola oscura con
cui egli censura l’appello di Berlusconi a piazza San Babila? Quando un
leader chiama un popolo a raccogliersi attorno a lui per affrontare una
situazione di crisi delle istituzioni - come ha fatto Berlusconi nel 1994 e
come fa oggi nel 2007 - compie un gesto antidemocratico? L’Italia si trovò,
nel 1994, di fronte al caso straordinario di un uomo il quale, dopo che Mani
Pulite aveva delegittimato tutti i partiti democratici di centro, riuscì a
convincere un popolo, privato dei suoi partiti, ad essere il soggetto della
sovranità e della democrazia in nome del valore civilmente assoluto della
libertà. È questo un gesto populista?
Casini descrive l’Italia come un Paese in via di precipitosa caduta nella
graduatoria delle economie mondiali, e di questo accusa il governo Prodi
giustamente. Gli elettori non hanno scelto una maggioranza in cui la sinistra
massimalista rappresenti l’orizzonte più alto di riferimento, capace di
condizionare tutti gli atti di governo. Non hanno scelto un governo che rende
incerto il diritto dei cittadini alla sicurezza, svuota la cittadinanza,
proclama l’Italia terra aperta all’immigrazione dall’Africa e
dall’Asia, reagisce alla crisi di consenso compiendo un atto di
discriminazione etnica contro i rom, tende a controllare con il suo potere
tutti gli spazi politici, economici e sociali soggetti all’influenza
pubblica.
Il popolo sente che viviamo la crisi dello Stato; Berlusconi lo dice e, per
questo, ha il consenso del popolo. Casini ha la sua cultura democristiana, per
cui il soggetto della democrazia sono i partiti e non il corpo elettorale.
Eppure proprio all’interno della Dc partì, con Mario Segni, il movimento
per il maggioritario. Ricordo che ad Assago, nel 1991, il mio caro amico
Franco Maria Malfatti, al vertice della Dc, mi disse di approvare Segni in
chiave antisocialista. Il maggioritario nasce dalla Dc; era l’accordo tra
Occhetto e Martinazzoli per liquidare
la Dc
moderata di cui Casini, originario della corrente di Bisaglia -
misteriosamente scomparso - era un esponente. Casini si affrettò allora ad
accettare la ciambella di salvataggio offerta da Forza Italia, che salvò
appunto i moderati della Dc. È, l’appello del «Caimano», un atto
populista?
Non creda, presidente Casini, che il popolo, evocato da Silvio Berlusconi,
vada in vacanza solo perché torna la proporzionale alla tedesca. Lei sa bene,
giustamente, che
la Cosa
bianca non si può più fare, e non può esserlo neanche l’Udc.
La Chiesa si è liberata dell’unità politica dei cattolici attorno alla Dc,
come si è liberata del potere temporale: furono ambedue drammi reali, ma
la Chiesa
oggi guarda al mondo e non alla politica italiana, non vuole partiti cattolici
e Pezzotta ansima invano.
Con coerenza - gliene do atto - lei ha scelto di stare nel centrodestra; e,
anzi, il Casini del dopo-Casa delle libertà attacca la sinistra come tale e
non si limita a criticare il governo Prodi. Lei ha capito che i partiti hanno
creato l’alternativa di destra e sinistra; che non a caso l’antipolitica
nasce a sinistra e, nella destra, si comincia ad avere timore per la libertà.
Del resto, quando si parla di «populismo», cioè dell’appello di un uomo a
un popolo, bisogna ricordare Lech Walesa e Solidarnosc in Polonia, Yushchenko
e l’Ucraina arancione,
la Georgia
di Saakashvili. Non usi una parola che è usata a sinistra per definire
Berlusconi come cripto-fascismo. Berlusconi è la voce della libertà.
Gianni Baget Bozzo
bagetbozzo@ragionpolitica.it
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